
Per info: Claudio Varricchio
www.webmediacenter.net
Le aziende si rivolgono agli esperti per cercare gli
influencer, individui considerati esperti in determinate materie, a volte sono definiti leader d’opinione e hanno un certo ascendente sugli altri consumatori. In un mercato sempre più vasto, il bisogno di conoscenze tecniche da parte del consumatore cresce, per questo cerchiamo i consigli di chi ne sa di più. Gli
influencer sono individui che hanno costruito la propria
Online reputation sulle competenze accumulate e sulla propria libertà d’opinione. Ed è proprio dalla supposta libertà d’opinione che iniziano i dibattiti.
In che modo le aziende sono solite cercare gli
influencer? Alcune iniziano col contare quanti followers Twitter, amici su Facebook e contatti LinkedIn riescono a raggiungere, per poi determinare quali di quei contatti hanno maggiore potere di influenza sui canali web. Gli utenti che generano un numero più alto di
impression vengono solitamente considerati più importanti. Ma i numeri sono spesso fonte d’inganno.
Per avere il favore degli
influencer certe aziende ricorrono alle
Sponsored conversation: offrono un gadget o un pagamento modesto per avere delle conversazioni online semispontanee sui blog, un’evoluzione dell’ufficio stampa. Quando queste operazioni vengono fatte alla luce del sole e secondo le
regole di trasparenza e rispetto dell’audience gli
influencer esplicitano la propria identità e rivelano la dinamica dell’operazione pubblicitaria a cui stanno partecipando. Ma è proprio questo l’elemento che rischia di intaccare la credibilità della comunicazione. Ci troviamo di fronte a un paradosso: per avere delle conversazioni “spontanee” si regalano gadget, ma questo obbliga chi riceve il regalo ad esplicitare la sua posizione che il più delle volte sarà condizionata come forse anche la propria opinione. Certo non tutti reagiranno allo stesso modo e ci sarà chi accetta il regalino per ammettere che quel prodotto è da evitare. Ma in genere, chi riceve un benefit tende a trattare il brand con un certo riguardo, anche solo per un’innata forma di riconoscenza. Noi di WOMMI siamo a favore delle
Sponsored conversation per il semplice fatto che questa pratica, in espansione, va regolamentata, ma non è detto che per un’azienda sia sempre la scelta migliore.
Invece di cercare i personaggi più influenti, un’altra prospettiva è quella di individuare i propri
advocates (sostenitori) e fornire loro le condizioni, le situazioni e gli incentivi giusti perché attivino un passaparola positivo. Questa è una tipica tecnica di WOMM.
Secondo
BazaarVoice per un brand trovare gli utenti più bravi non è molto difficile: se ad esempio costruiamo un sistema di votazione per evidenziare i commenti più interessanti, scopriremo automaticamente gli autori dei commenti migliori. In più questo tipo di riconoscimento pubblico, secondo quella che è la stessa logica dei
digital badge, spingerà gli altri utenti a impegnarsi di più.
Fonte:
bazaarvoice.com/blog